The Cannibal family – La maschera di carne

TCF2 cover
Formato: 17 x 24
Pagine: 36
Colore: b/n
Caratteristiche:
DALLA PREFAZIONE DI TITO FARACI:
Quello che mi aspetto da un prodotto indipendente – un film, un disco e, ovviamente, anche un fumetto – è lo stupore. Voglio essere stupito.
Non mi interessa ritrovare le stesse cose proposte dal mainstream realizzate in modo più “artigianale”. Sarò cinico (ma onesto): non mi interessano nemmeno l’impegno e la passione che ci stanno dietro.
Voglio trovare qualcosa di diverso, che riesca a stupirmi.
Ebbene, The Cannibal Family è un fumetto indipendente diverso da tutto quello che posso procurarmi nell’edicola sotto casa. E, soprattutto, è un fumetto indipendente che è riuscito a stupirmi. Sempre di più.
Ho appena finito di leggere questo numero 2 (che poi è terzo, contando anche lo 0) sentendomi come se avessi fatto un giro sopra un ottovolante da cui mi attendevo emozioni forti, paura e sconcerto, ma del quale non conoscevo il percorso. C’è stata più di una curva che proprio non immaginavo e un’ultima impennata, vertiginosa. Oh, wow…
La serie creata da Stefano Fantelli e Rossano Piccioni spinge l’occhio del lettore oltre la soglia. Lo costringe a vedere l’orrore, la violenza, la perversione in istanti congelati. Perché nel fumetto, diversamente dal cinema, gli istanti restano lì, non svaniscono quando passi alla vignetta successiva. Questa è una sua forza, che gli autori di The Cannibal Family hanno sfruttato spavaldamente.
Sì, sono sorpreso. Pensavo – temevo, addirittura – che un fumetto italiano non potesse arrivare così in là. Ma, per una volta, mi piace ammettere di essermi sbagliato.
Nelle pagine che state per leggere (o forse avete già letto, se, come me, lasciate per ultime le prefazioni) l’atroce e dolorosa saga della famiglia Petronio arriva a nuove e importanti svolte, sia nel presente sia nel passato: due binari che stanno avvicinandosi sempre di più. E, a proposito della sezione nel passato, lo sceneggiatore ospite Andrea Cavaletto si è dimostrato, non certo per la prima volta, un maestro dell’horror italiano. E lo diventerà, ci scommetto, Stefano Fantelli, gran tessitore della trama di The Cannibal Family. Con stili diversi, ma altrettanta efficacia e durezza, si alternano ai disegni Rossano Piccioni e Dario Viotti: ruvido e allucinato il primo, nitido e tagliente il secondo.
Poi ci sarebbe un altro discorso, importante, sulla differenza fra violenza e rappresentazione della violenza. Però mi piace pensare che, tra i lettori di The Cannibal Family, non ci siano moralisti da “redimere”. (E, se ci sono, tanto peggio per loro.)
TITO FARACI

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