Si alza il vento… si chiude una stagione

images (1)Ci sono opere nella vita di un artista che hanno il grande valore di chiudere il percorso creativo, tirare le somme, consegnare il miglior epilogo possibile a una carriera di successi.

Proprio ieri guardando in DVD – dopo averlo apprezzato al cinema a settembre – l’ultimo film di Hayao Miyazaki, ho pensato che il maestro giapponese abbia voluto fare questo tipo di operazione, realizzando forse il suo capolavoro visivo. Si alza il vento si pone come comune denominatore dell’ opera del regista di Tokyo, riassumendo l’intera sua poetica. C’è spazio per l’ecologia, ancora una volta rappresentata dalla natura che si ribella alle leggi imposte dall’uomo e nel terremoto del 1922 trasforma la capitale nipponica in un ammasso di macerie. C’è posto per il pacifismo, incarnato dal protagonista, Jiro Horikoshi, tristemente noto per aver creato i temibili caccia zero, ma convinto oppositore della guerra. Immancabile è la presenza dei velivoli: la tematica del volo è onnipresente nell’intera opera del maestro, retaggio del padre, ingegnere aeronautico. E infine c’è posto per il romanticismo, forse in questo film più che nei precedenti, visto che l’amore tra Jiro e Nahoko fa da leit motiv all’intera pellicola ed è all’origine di quel vento che diverso da quello che lambisce le carlinghe degli aerei, accarezza la vita dei protagonisti e a volte le sferza impetuoso. Il tutto è condito da un tocco onirico che affiora ogni qual volta nella vita del giovane ingegnere si avvicina il cambiamento. Del resto cos’è il cinema se non un grande sogno proiettato, in cui allo spettatore piace immergersi? E quel che fa Jiro, in modo particolare quando entra nella dimensione magica dell’incontro con il conte Caproni, costruttore di aerei e idolo del giovane fino dalla più tenera età. E di conseguenza: come non giudicare questo film un tributo dell’artista alla vita e all’arte, due sentieri che suo malgrado è costretto a percorrere alla ricerca di un traguardo, ognuno con le sue scorciatoie, i suoi rettilinei e i suoi vicoli ciechi?

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Anche un autore amato e celebrato come Hayao Miyazaki ha fatto i suoi passi falsi, realizzando film poco convincenti, ma mai banali e mai interlocutori, sempre con qualcosa per cui farsi ricordare. Dal meraviglioso lungometraggio Il castello di Cagliostro, il migliore dedicato a Lupin III, con cui nel 1979 ha iniziato la sua carriera di cineasta, a questa sua ultima fatica (purtroppo Si alza il vento è rimasto nelle sale solo quattro giorni ma oggi è reperibile in DVD e Blue-Ray) ha delineato storie cariche di magia, adatte a qualsiasi palato, senza mai ripetersi e risultare monotono, conservando tuttavia il suo marchio distintivo. Contribuendo a dare i natali allo Studio Ghibli, la casa delle meraviglie che in Giappone (e in giro per il mondo) è considerata un’istituzione e che, purtroppo, sta attraversando un periodo di difficoltà. Ma ugualmente è giusto, all’età di 74 anni, passare il testimone ai nuovi arrivati, certi che sapranno fare tesoro dei suoi insegnamenti. Intanto per quest’anno la Lacky Red ha già annunciato la distribuzione in Italia di Nausicaa della Valle del Vento, trasmesso sulla Rai nel lontano 1987 in quattro puntate, e poi dimenticato in un cassetto. Finalmente avremo l’occasione di ammirare l’unico lungometraggio di Miyazaki non ancora trasmesso al cinema, e poi una stagione lunga oltre quarant’anni si chiuderà.  Ma come recita Paul Valéry «Le vent se lève… il faut tenter de vivre».

Di Alessandro Del Gaudio

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