PQesclusive: Patrick Fogli

downloadimagesNuovo appuntamento con lo special dedicato al romanzo “Io sono Alfa” , oggi andremo alla scoperta della sua penna,  Patrick Fogli.

CI PARLI DELLA SUA FORMAZIONE

Patrick Fogli: Sono ingegnere, all’apparenza la cosa più distante da uno scrittore. In sostanza, invece, una mentalità scientifica ha aiutato a tenere insieme storie complesse o lunghe ricerche storiche. Dal punto di vista classico, invece, sono sempre stato un fortissimo lettore e un consumatore seriale di cinema. La voglia di scrivere storie viene da lì.

A QUALE SCUOLA O AUTORE SI ISPIRA

Patrick Fogli: Impossibile rispondere. Ho così tanti scrittori preferiti… Credo che ognuno debba trovare la sua voce, chi scrive deve avere la sua, non l’imitazione di quella di un altro. E credo anche che quella voce finisca per cambiare nel tempo, pur restando simile a se stessa, perché rappresenta comunque la persona che la utilizza. Una persona che cambia.

QUAL È L’ELEMENTO DISTINTIVO DEL SUO STILE

Patrick Fogli: Non credo di dover rispondere su come scrivo. A ognuno il suo mestiere.

CI RACCONTA LA SUA PRIMA ESPERIENZA EDITORIALE

Patrick Fogli:  Casuale, come molte. Grazie a una serie di fortunate (davvero) coincidenze, sono riuscito a far leggere qualcosa a Luigi Bernardi. Da lui sono arrivato alla mia agente e da lei alla pubblicazione. Detto così sembra rapido, in realtà sono serviti molti anni. E, appunto, una enorme fortuna.

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QUANTO INCIDONO LE NUOVE TECNOLOGIE NEL SUO LAVORO

Patrick Fogli: Semplificano al massimo le ricerche. Complicano, al massimo, la possibilità di distinguere la verità di un’informazione da una bufala. Per fortuna le mie ricerche hanno quasi sempre a che fare col passato.

CI PUO’ DIRE QUALE RITIENE ESSERE IL NODO NEVRALGICO DEL SUO LIBRO

Patrick Fogli: La paura, la gestione della paura, la percezione della paura, la reazione alla paura.

CI RACCONTA IL SUO “DOVREI ESSERE FUMO”

Patrick Fogli: La storia di due storie. Alberto, un ex soldato delle nostre guerre moderne, quelle in cui muoiono quasi solo i civili, che non riesce più a sopportare il peso di quello che fa e ritorna civile, offrendosi per la protezione di chi ha soldi in grado di pagare i suoi costosi servigi. Incontra un uomo molto ricco, molto anziano e molto misterioso, che lo assume e con cui stringe un rapporto intrecciato di curiosità, mistero e paura.

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Emile e il suo diario di giovanissimo recluso nel Sonderkommando di Auschwitz. La quotidianità dello sterminio visto dalla voce di un anello dell’ingranaggio che dalla banchina del treno portava alla camera a gas. Un anello sopravvissuto.

Il legame fra le due storie, però, lo scoprirà chi leggerà il romanzo.

IL SUO RAPPORTO CON FIRUCCIO PINOTTI

Patrick Fogli: Ferruccio è un amico e un ottimo giornalista. E non c’è molto di più da dire.

PRIMA DI SALUTARCI, CI OFFRE UNA SUA OPINIONE SUL MONDO DELLA LETTERATURA DI GENERE ITALIANA

Patrick Fogli: Si pubblica troppo, ma non intendo solo “genere”, proprio in generale. E si cerca, in un momento di crisi profondissima dell’editoria e dei suoi meccanismi, la semplicità se non la banalità. Un momento non felice, dimostrato dalle enormi difficoltà dei lettori di trovare libri che gli interessino. Parlo dei lettori forti, quelli che sostengono il baraccone e che, quotidianamente, continuano a scomparire.

CI PARLI DEL SUO FUTURO

Patrick Fogli: Fatico a misurarmi col presente, figuratevi. Diciamo che continuo a scrivere, guardarmi intorno, farmi domande.

Di Ivano Garofalo

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