PQesclusive: Paolo Zardi

11099991_10200260982843272_2235748269205822905_nOggi andiamo alla scoperta, con questa ampia intervista, rilasciataci in esclusiva , dallo scrittore Paolo Zardi , ovvero l’autore de “XXI Secolo”, il romanzo edito da Neo Edizioni che sviluppa tematiche tra la fantascienza classica e la paura per il futuro.

CI PARLI DELLA SUA FORMAZIONE

Paolo Zardi: La mia formazione scolastica si riassume in una riga: Liceo Classico, Laurea in Ingegneria Elettronica. Da questa contrapposizione, nasce probabilmente il mio stile, che mescola una precisione quasi scientifica nella descrizione di ciò che accade ai personaggi con una certa attenzione alla forma.

Da un punto di vista della formazione letteraria, invece, ho iniziato a leggere da bambino: Rodari, Stevenson, Buzzati, Urania, Salinger, Flannery O’Connor, e poi crescendo Kafka, Kundera, Philip Roth, Saul Bellow, Martin Amis, Flaubert, Nabokov, Celine. Il vantaggio per chi scrive è che ogni buon libro contiene tutti i segreti che lo rendono un capolavoro – si tratta solo di avere la pazienza di guardarci dentro e smontare i loro meccanismi perfetti, come fanno i bambini quando aprono i loro giocattoli preferiti per vedere come sono fatti.

A QUALE SCUOLA O AUTORE SI ISPIRA

Paolo Zardi: Nessuna scuola: in letteratura, è un concetto che non mi piace, o nel quale non mi ritrovo. Per quanto riguarda gli autori, ho amato molto Philip Roth, Nabokov, Cechov e Flaubert, ma in questo momento se dovessi indicare i miei punti di riferimento direi il Céline de “Viaggio al termine della notte” e Martin Amis, un autore inglese poco conosciuto in Italia, che io considero un genio assoluto.

QUAL È L’ELEMENTO DISTINTIVO DEL SUO STILE

Paolo Zardi: Non è semplice capire cosa distingue il proprio stile, cosa lo rende unico – non sono neppure sicuro che sia davvero unico! Probabilmente, ciò che si nota è l’utilizzo di una lingua molto precisa, lucida, senza troppi fronzoli, impietosa come potrebbe essere un bisturi che seziona un corpo per un’autopsia, e allo stesso tempo empatica, disperatamente umana. O almeno questa è l’idea che mi sono fatto leggendo le recensioni dei miei libri negli ultimi anni.

374518_252575764789659_1085679302_nCI DESCRIVA LA SUA PRIMA ESPERIENZA EDITORIALE

Paolo Zardi: Tutto è iniziato nel 2008 con un mio racconto selezionato per “Giovani Cosmetici”, una raccolta edita da Giulia Belloni, coraggiosa talent scout padovana. Allora, non sapevo nulla di editoria, se non quelle poche idee, peraltro sbagliate, che ha la maggior parte delle persone che non gravitano attorno a questo mondo. Sono entrato in sordina, senza alcuna aspettativa, cercando di non perdere mai di vista la realtà, e credendo fortemente nel progetto portato avanti da una piccola casa editrice abruzzese, la Neo Edizioni, con la quale ho pubblicato la mia prima raccolta di racconti, “Antropometria”, e la seconda “Il giorno che diventammo umani”, e ora il romanzo “XXI secolo”. Nel mezzo, ho avuto anche modo di collaborare con Alet Edizioni, e in particolare proprio con Giulia Belloni che allora dirigeva la collana “Iconoclasti”: da quell’incontro è nato “La felicità esiste”, uscito nel 2012; e nel 2014, con Intermezzi editore, una piccola casa editrice toscana per la quale è uscito “Il signor Bovary”. La parte veramente difficile di tutto questo percorso è stato proprio il passo iniziale: non c’erano frecce che indicavano la porta d’entrata.

QUALE ASPETTO DEL PANORAMA HORROR LA COLPISCE MAGGIORMENTE

Paolo Zardi: Conosco pochissimo il panorama horror… Se per voi va bene, salterai questa domanda.

CI SPIEGA CHI E’ ISADORA DUNCAN

Paolo Zardi: Due anni fa, l’ottima Laura Liberale, scrittrice e poetessa, ha deciso di curare una raccolta di racconti nella quale i personaggi sarebbero stati alcuni dei personaggi famosi che riposano nel celebre cimitero di Parigi, il Pere Lachaise. A ciascuno degli autori è stato chiesto di scegliere un morto, e io ho scelto Isadora Duncan. Perché proprio lei? Mia moglie danza da diversi anni. Non solo: ha approfondito lo studio della danza nei secoli attraverso alcuni libri davvero notevoli, che io mi divertivo a leggere di nascosto. Quando ho scoperto che una delle più importanti ballerine del ventesimo secolo, Isadora Duncan, riposava a Pere Lachaise, non ho avuto dubbi. Ho iniziato a studiare la sua vita con un certo accanimento e alla fine, oltre ad aver prodotto il racconto uscito nella raccolta “Pere Lachaise” (a cura di Laura Liberale, edizioni Ratio et Revelatio), ho contribuito ad arricchire la voce di Wikipedia dedicata a questa grande ballerina.

CI PARLA DEL BLOG TRANSILVANIA EXSPRESS

Paolo Zardi: La raccolta sul cimitero di Pere Lachaise è stata pubblicata da una casa editrice romena, la Ratio et revelatio, che ha deciso di aprirsi al mercato italiano. Il blog è stato aperto per accompagnare le prime due pubblicazioni, la raccolta e il romanzo “Sottobosco” di Simona Castiglione. Il riferimento alla Transilvania non è un omaggio al genere horror ma alle terre romene, ai suoi boschi, alla sua natura incontaminata.

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LE NUOVE TECNOLOGIE COME STANNO INFLUENZANDO IL SUO LAVORO

Paolo Zardi: Lavoro nell’informatica dal 1997; prima di iniziare, ho studiato Ingegneria Elettronica, con specializzazione in Informatica; e prima ancora, a tredici anni, sviluppavo giochi con lo ZX Spectrum, un mini computer con una memoria di 48 Kb; e se mi guardo indietro, scopro di essere stato una delle prime persone ad avere un computer, un cellulare, un blog, un account su Twitter e quello su Facebook. Credo che siano almeno vent’anni che non scrivo una parola su un pezzo di carta. Ecco, vivo immerso nella tecnologia da sempre: non saprei nemmeno immaginare una vita diversa da questa.

PRIMA DI SALUTARCI, LE VORREMO CHIEDERE QUALE E’ LA MAGGIORE DIFFERENZA TRA SCRIVERE UN RACCONTO RISPETTO AD UN ROMANZO

11002655_10206340750947119_7433018219091953163_nPaolo Zardi: Sono due mondi vicini che viaggiano paralleli. L’ideazione di un racconto può richiedere anche anni, ma la sua realizzazione non dura mai più di un giorno: serve andare all’essenziale delle cose, tralasciando tutto ciò che potrebbe rallentare la narrazione. Un romanzo, invece, è come costruire una casa: serve progettazione, una grande forza di volontà, tanta determinazione e un bel po’ di pazienza. Anche le soddisfazioni sono diverse: da una parte qualcosa che assomiglia a una notte bollente passata con una sconosciuta, dall’altra un matrimonio, con i suoi alti e i bassi. Una vita equilibrata dovrebbe prevedere entrambe le esperienze…

CI PARLI DEL SUO FUTURO

Paolo Zardi: Sono nelle fasi conclusive di un romanzo incentrato su un uomo che è costretto a rivedere le sue convinzioni più profonde in nome dell’amore – è un libro che parla di religione, di politica, di paternità, di legami famigliari. Se tutto va come previsto, uscirà nel 2016. In parallelo ho iniziato a scrivere un romanzo più vicino alle ambientazioni di “XXI secolo”. In questo caso, un uomo pessimo da tutti i punti di vista tenta un riscatto impossibile. Ma al di là dei libri che scrivo, nel futuro c’è un lavoro che mi soddisfa ma che mi toglie praticamente tutto il tempo, e una famiglia alla quale vorrei dedicare le mie migliori energie.

Di Ivano Garofalo

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