PQesclusive: Nicola Lombardi

Lombardi b&wNuovo appuntamento con lo special dedicato al romanzo  edito dalla Casa editrice Dunwinch“La Cisterna” , oggi andremo alla scoperta del suo autore, Nicola Lombardi .

CI PARLI DELLA SUA FORMAZIONE

Nicola Lombardi: La prendo un po’ alla larga. Dal momento che fin da bambino ho sempre provato un’irresistibile attrazione verso la sfera del macabro e dello spaventoso, in tutte le sue declinazioni, non ho fatto che seguire naturalmente la mia inclinazione ricercando tutti quei prodotti che via via potevano essere adatti alla mia età; a cominciare dai cartoni animati e dai fumetti horror (il mitico Zio Tibia e “Il Corriere della Paura”), per passare gradualmente ai film e alla letteratura, ho seguito un percorso formativo piuttosto classico. A partire dai nomi imprescindibili (Poe, Lovecraft, Le Fanu, Blackwood, Stoker…) durante l’adolescenza mi sono nutrito avidamente di autori quali Bloch, Matheson, Bradbury, Leiber, approdando ovviamente a King, Straub, Barker… I miei maestri.

COME SI E’ AVVICINATO AL MONDO DELL’EDITORIA

Nicola Lombardi: Quando si è al contempo appassionati lettori e aspiranti scrittori, per quanto dilettanti, la ricerca di sbocchi editoriali per le proprie creazioni diventa una logica conseguenza, perché cercare di pubblicare qualcosa per divulgare e condividere le proprie fantasie diviene un desiderio imperativo. E allora si incomincia a spedire a quella casa editrice, a quella rivista, e si attende, con la tenacia e l’ottimismo della gioventù (che comunque non mi hanno mai abbandonato, nonostante il mezzo secolo sul groppone…) Un iter decisamente collaudato, insomma.

QUAL È L’ELEMENTO CHE LA DISTINGUE

Nicola Lombardi: Domanda solo all’apparenza semplice. In realtà, è molto più facile individuare gli elementi distintivi di qualcun altro, che non di noi stessi. Posso solo avanzare ipotesi: forse il forte legame con la tradizione narrativa nera – legame che si avverte praticamente in ogni mio scritto – unito a una marcata componente visiva che mi porta a indugiare su descrizioni anche minuziose pur di trasmettere con la maggiore fedeltà possibile le architetture dei miei “inferni” interiori. E la presenza di ombre, sempre e ovunque; anche quando non si vedono.

CI PARLA DELLA SUA PRIMA ESPERIENZA EDITORIALE

La Cisterna coverNicola Lombardi: Durante gli anni Ottanta pubblicavo i miei primi racconti (o meglio, i primi che valesse la pena far circolare pubblicamente!) su un periodico ferrarese, “La Loza”, un trimestrale di cronaca e cultura locale; racconti che poi, nel 1989, ho radunato a comporre la mia prima raccolta, “Ombre-17 racconti del terrore”, ormai un piccolo cimelio che ancora oggi vedo spuntare, ogni tanto, fra le mani di qualche volonteroso collezionista. Si tratta di racconti semplici, magari un po’ ingenui, per certi versi, però già testimoni del mio desiderio di raccontare le fiabe nere che mi hanno sempre affollato la testa.

CI DESCRIVE IL SUO LAVORO DI TRADUTTORE

Nicola Lombardi: Mi sono occupato di diverse traduzioni, sempre nel campo dell’orrore e del fantastico. È stato per me un onore, per esempio, tradurre la biografia di Lovecraft (“Lovecraft e le ombre”) scritta dal suo amico Frank Belknap Long; e anche l’interessante saggio archeo-mitologico di Velikovski “Edipo e Akhenaton”. Poi mi sono divertito con un romanzo vintage-weird oltre ogni limite, “La sposa del diavolo” di Seabury Quinn, e a seguire con l’autobiografia del folle regista americano William Castle (tutti lavori commissionati e pubblicati dalle edizioni Profondo Rosso). Mi è capitato anche, sporadicamente, di tradurre racconti di Lovecraft, C.A.Smith, A.C.Clarke, Moorcock, Keohane, Joe Lansdale… ed è sempre una gran soddisfazione (e responsabilità, in caso di opere assolutamente inedite in Italia).

CI SPIEGA LA PRINCIPALE DIFFERENZA TRA RACCONTO E ROMANZO

Nicola Lombardi: A prescindere dalle ovvie differenze da vocabolario, si sceglie l’una o l’altra forma a seconda di ciò che si vuole trasmettere, e soprattutto dal respiro della storia che si intende raccontare. Il racconto ha dalla sua il pregio della relativa brevità, è una forma narrativa che richiede minor dispendio a livello di dedizione (quando, come nel mio caso, non si scrive per professione, il tempo da dedicare alla scrittura diventa davvero prezioso), e si presta ottimamente a veicolare idee-lampo, schegge di immaginazione da concentrare in un numero limitato di pagine. Il romanzo ha invece bisogno di ben altri spazi e tempi creativi. Richiede all’autore un’attenzione prolungata, un’attività di ricerca e preparazione, un quasi continuo collegamento mentale con la storia; ma in cambio di tutto questo permette di aprire e riaprire molte porte interiori, scavare, indugiare, rivedere, finché non si sente di aver tirato fuori dalla testa davvero tutto e di essere pronti a offrirlo al lettore.

QUANTO INCIDONO INTERNET E LE TECNOLOGIE DIGITALI NEL SUO LAVORO

Nicola Lombardi: Incidono, innegabilmente, ma solo per questioni di natura tecnica. Internet e la posta elettronica hanno reso estremamente più veloce e comoda la trasmissione e la condivisione dei propri scritti, rispetto a quando si trattava di fotocopiare, imbustare, spedire, aspettare… mentre l’editoria digitale e gli ebook hanno eliminato gran parte degli ostacoli produttivi e distributivi, facilitando la vita a molti. Se mi è concessa una piccola osservazione polemica, però, vorrei sottolineare che se da un lato l’editoria digitale è facilmente accessibile e offre a chi scrive grandi opportunità di farsi conoscere, per contro consente anche a chi non ha particolari doti di dribblare ogni downloadeventuale filtro qualitativo, beneficiando dell’autoproduzione; in sostanza, mi è capitato di leggere cose da far venire l’acqua alle ginocchia, roba che circola serenamente in rete accanto a lavori che invece meritano sincera attenzione. E dal momento che alla fine sono i fruitori a decretare il successo e lo stato di benessere di un genere, qui si rischia di disaffezionare i lettori, ed è un peccato per tutti.

CI PUO’ DARE UNA SUA VALUTAZIONE SULLO STATO DI SALUTE DELLA NARRATIVA ITALIANA

Nicola Lombardi: Parliamo del genere horror, naturalmente, poiché non possiedo gli elementi per poter esprimere una valutazione più generale. Direi che le forze creative al lavoro sono tante, e ho l’impressione che ci sia un bel fermento; ci troviamo di fronte a un fenomeno vitalissimo (per quanto non appariscente, almeno a livello editoriale mainstream) e variegato. Se mi guardo attorno vedo un po’ di tutto: riflussi neo-gotici e neo-splatterpunk, il recupero di tanto folklore italico, e soprattutto molte interessanti commistioni con fantasy, fantascienza e thriller. Insomma, tornando alla metafora dello stato di salute, direi che l’horror letterario nostrano si presenta in buona forma.

PRIMA DI SALUTARCI, VORREMMO CHIEDERLE QUALE OPERA DELLA LETTERATURA MONDIALE AVREBBE VOLUTO REALIZZARE

Nicola Lombardi: Be’, se ambissi a conquistare una discreta notorietà a livello planetario metterei senz’altro un’opzione su “La Divina Commedia”… Scherzi a parte, non mi sarebbe affatto dispiaciuto firmare “Il Signore delle Mosche”, che racchiude tematiche con cui sento forti affinità (la presenza del male e della paura come elementi imprescindibili della natura umana).

CI PARLI DEL SUO FUTURO

Nicola Lombardi: Non nutro un briciolo di fede negli astrologi, altrimenti girerei volentieri a loro questa domanda. Mi limiterò a dire che al momento ho vari progetti, la cui concretizzazione dipende, come sempre, da molteplici fattori. Ho da poco ultimato la stesura di un nuovo romanzo, scritto assieme a Luigi Boccia, lavoro che attualmente sta cercando un suo sbocco editoriale; mi attendono, per essere tradotti, nuovi racconti di Seabury Quinn; e sto cercando un editore interessato alla pubblicazione di “Malombre”, un’antologia del fantastico nero italiano che ho curato personalmente. Nel frattempo, porto avanti i vari impegni periodici legati alla rivista Weird Movies, al sito Letteratura Horror, e alla partecipazione ad antologie italiane e straniere. Per il resto… stiamo a vedere. L’importante è andare avanti, senza mai perdere l’entusiasmo.

Di Ivano Garofalo

 

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