PQesclusive: Lovecraft Zero

1557250_859226494101355_6802335951203024571_oimagesNuovo appuntamento con lo scrittore e traduttore  Massimo Spiga, in sua compagnia andremo a conoscere meglio l’opera di Lovecraft Zero, un volume che raccoglie, oltre che alcuni  racconti del celebre autore statunitense, anche del materiale totalmente inedito per il mercato italiano.

HA CURATO PER LA CASA EDITRICE ARKADIA “LOVECRAFT ZERO”, COME E’ STATO CIMENTARSI CON UNO DEI MOSTRI SACRI DELLA LETTERATURA FANTASTICA

Massimo Spiga: Come molti, ho letto i primi racconti di Lovecraft quando ero poco più che un bambino. Avevo forse tredici anni: l’opera omnia del solitario di Providence e gli scritti di Nietzsche sono stati il mio ingresso nel mondo della parola stampata. La sua visione del mondo mi ha plasmato fin dalla più tenera età. Con il passare degli anni, ho riletto più volte le sue storie: le trovo inesauribili. Per meglio dire, mi offrono sempre diversi strati di significato. In tempi più recenti, ho approfondito la sua vita ed i suoi scritti non narrativi, come, ad esempio, le lettere.

Il mio mestiere è quello del traduttore: era scritto nelle stelle che, prima o poi, mi dedicassi a Lovecraft. Com’è ovvio, si tratta di stelle piuttosto fredde, bizzarre ed incommensurabili.

QUALI OPERE SONO CONTENUTE IN QUESTO VOLUME

Massimo Spiga: Lovecraft Zero contiene il meglio della sua produzione horror fino al 1926, l’anno in cui scrisse Il Richiamo di Cthulhu e raggiunse la maturità artistica che lo rese immortale. L’autore stesso identifica questo periodo della sua produzione come dominato dall’influenza di Poe. Lovecraft porterà i suoi pastiche gotici fino alla loro vetta più alta e poi si evolverà in qualcosa di diverso. Il volume contiene Dagon, Nyarlathotep, Dall’oblio, Il Tempio, Città senza nome, Estraneo, Il Rito, Altrove ed infine Il Richiamo di Cthulhu.

La seconda sezione del libro è dedicata agli scrittori dell’entourage di Lovecraft e alle sue fonti. Si apre con Il Segno Giallo di Robert W. Chambers, un racconto di fine Ottocento tratto dall’antologia Il Re in Giallo, in cui l’autore concepì l’idea del libro maledetto che porta alla follia (successivamente traslata da HPL nel Necronomicon). Di recente, Il Segno Giallo ha avuto una ulteriore ondata di popolarità in connessione al serial True Detective, che lo cita in modo esplicito. Gli ultimi tre racconti, Sette catene, Dio senza volto e I segugi di Tindalos, sono stati scritti da Frank Belknap Long, Clash Ashton Smith e Robert Bloch (autore di Psycho). Erano amici personali e corrispondenti di Lovecraft. Dal punto di vista artistico, li si può considerare suoi discepoli o fratelli: ognuno sviluppa le sue suggestioni in una direzione diversa. Un lato interessante del mondo letterario creato da Lovecraft è come lui lo concepisse open source, e sollecitasse tutti i suoi colleghi scrittori ad impiegarlo ed esplorarne nuove aree.

Il libro si chiude con una terza sezione, in cui degli estratti delle sue lettere sono messi in ordine cronologico, in modo tale da raccontarne l’intera vita e le idee filosofiche principali.

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NEL SUO RIADATTAMENTO QUALI SONO STATE LE DIFFICOLTA’ MAGGIORI CHE HA DOVUTO AFFRONTARE

Massimo Spiga: L’idea di base di Lovecraft Zero è proporre una traduzione che sia quanto più contemporanea possibile: ritmo incalzante, lessico diretto, frasi secche, senza un dedalo di subordinate. Questo approccio mi ha, talvolta, portato a prendere delle decisioni che violano la lettera (ma non lo spirito) degli scritti lovecraftiani. In parallelo, ho avuto modo di “correggere” alcune sfumature che le precedenti edizioni avevano ignorato o sottovalutato: passaggi che negli anni sono divenuti leggendari come lo slogan The stars are right, il celebre distico del Necronomicon e molti altri. Sono tanti piccoli dettagli, i quali hanno, però, assunto un certo peso nell’immaginario popolare e meritavano giustizia.

Riguardo al progetto Lovecraft Zero in generale, c’è una grande ironia che spero i lettori colgano: Lovecraft disprezzava la modernità così tanto da adottare uno stile volutamente anacronistico. Nelle sue lettere sottolinea più volte, come tutto ciò che venne dopo il Settecento fosse “un incubo”. Lo scriveva con ironia, ma solo fino ad un certo punto. Si sarebbe infuriato come non mai se avesse saputo che qualche barbaro italiano (razza da lui particolarmente detestata), settantacinque anni dopo la sua morte, avrebbe posato le zampe sulla sua prosa per “aggiornarla”.

COME E’ STATO LAVORARE SU DEL MATERIALE INDITO PER L’ITALIA

Massimo Spiga: Negli scorsi decenni, tutti i racconti di Lovecraft sono stati tradotti in italiano, così come i suoi saggi ed i suoi taccuini. Ciò che rimane ancora inedito sono i suoi articoli, i diari di viaggio e le sue lettere, pubblicati in una decina di mega-tomi dalla statunitense Hippocampus Press. È molto semplice capire perché tutto ciò rimarrà inedito in Italia: le lettere, ad esempio, sono diciottomila. Alcune sono lunghe più di cinquanta pagine. Lovecraft si dedicava quotidianamente a scriverle e leggerle. Era il suo “social network” di carta ed inchiostro, il suo unico legame con moltissimi artisti che vivevano a migliaia di chilometri di distanza.

Per Lovecraft Zero, ho distillato le sue lettere in modo da raccontarne la vita. È stato affascinante. I travagli e gli entusiasmi che descrive sono analoghi a quelli passati da un qualsiasi scrittore in qualsiasi epoca. Le sue tirate contro la politica cialtrona si potrebbero applicare pari pari alla democrazia odierna. I lettori si identificheranno nei ricordi della sua infanzia, trascorsa a leggere i miti greci o arabi e ad osservare le stelle con un cannocchiale. Le lettere demoliscono il mito che circonda HPL e ce lo restituiscono come un essere umano.

DOPO DUE ANNI DI LAVORO CHE EMOZIONE HA PROVATO A VEDERE IL PRODOTTO FINITO

Massimo Spiga: Sono ancora incredulo, a dire il vero. Lovecraft Zero è nato come un auto-pubblicazione digitale, poi è stato pubblicato dalla casa editrice Edizioni di Karta. Infine, grazie ad Arkadia, è divenuto un oggetto tridimensionale, composto di fettine d’alberi morti. Quest’ultima è la sua versione definitiva, e sono curioso di sapere cosa ne pensano i lettori.

SU QUALE ALTRO GRANDE AUTORE FONDAMENTALE VORREBBE LAVORARE IN FUTURO

Massimo Spiga: Prima di tutto, se le vendite ci daranno ragione (e, anche se è ancora troppo presto per dirlo con certezza, pare proprio di sì) Lovecraft Zero proseguirà e, oltre ad altri racconti di HPL, conterrà materiale dei suoi moltissimi “discepoli” esclusi dal primo libro: mi viene in mente Robert Howard, Donald Wandrei, August Delreth e molti altri.

A parte questo, un mio grande obiettivo è tradurre l’opera omnia di Robert Anton Wilson, uno straordinario autore statunitense di cui, in italiano, esistono soltanto tre libri, editi dalla ShaKe. Sebbene The Illuminatus Trilogy sia indubbiamente il suo capolavoro, c’è molto altro materiale sfrigolante ancora inedito  (come la sua autobiografia psichedelica, Cosmic Trigger).

Un altro autore per me importante è Erik Davis, un intellettuale californiano. Per ora, con la casa editrice Ipermedium Libri, io stesso sono impegnato nella traduzione di Codici Nomadi (il cui primo volume è già in vendita), eppure molti altri ancora mancano all’appello. Sarebbe importante offrire agli italiani The Exegesis of Philip K. Dick, ad esempio. Exegesis è il Sacro Graal di ogni appassionato di fantascienza.

Oltre i nomi citati, il 99% dei bei libri non viene mai tradotto: c’è l’imbarazzo della scelta. In un mercato editoriale funzionante, un traduttore potrebbe lavorare dalla culla alla tomba senza scalfire neanche di una minuscola frazione la pila dei libri interessanti da proporre agli italiani.

 Di Ivano Garofalo

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