PQesclusive: Edoardo Rosati

Foto

Nuovo appuntamento con lo special dedicato all’opera Km 98 – medical ghost thriller , oggi andremo alla scoperta della sua penna, Edoardo Rosati .

CI PARLI DELLA SUA FORMAZIONE

Edoardo Rosati: Sono un giornalista medico-scientifico, con la laurea in Medicina, conseguita proprio con l’obiettivo di affrontare questo mestiere potendo contare su un solido bagaglio di conoscenze adeguate. Una strada che ho abbracciato spinto dalla passione per la scrittura e per il mondo della scienza medica in perenne fermento. Ed è stata proprio questa doppia passione a farmi innamorare da subito del medical thriller, una palestra letteraria che mi ha consentito, come dire?, di declinare in chiave “dark” i tanti spunti che provengono dagli ambienti della ricerca scientifica.

A QUALE SCUOLA O AUTORE SI ISPIRA

Edoardo Rosati: Una variegata rosa di nomi: Richard Matheson, Nigel Kneale (l’inarrivabile e seminale scrittore e sceneggiatore britannico che ha ideato il personaggio del professor Bernard Quatermass), William Peter Blatty, Rod Serling (sì, il creatore della serie di telefilm «Ai confini della realtà»), Robin Cook (il “papà” del medical thriller), Michael Crichton… Tra i mentori cinematografici, al numero uno della classifica figura David Cronenberg.

QUAL È L’ELEMENTO DISTINTIVO DEL SUO STILE

Edoardo Rosati: Cerco di lavorare sulle… “dissonanze”! Mi spiego. Come diceva Howard Phillips Lovecraft, un autore dovrebbe ogni volta essere sollecitato a scrivere quando il contesto reale gli suggerisce “qualcosa” che travalica i confini materiali di questo mondo… Singolarità, schemi, stranezze, ritmi velati…   Nelle mie trame (dei romanzi e dei racconti) io non inseguo il Fantastico allo stato puro, o l’Horror a base di “mostri” impossibili, ma lavoro sulle… “stonature della realtà”, cioè su quei microeventi, apparentemente innocenti ma impenetrabili, capaci di diffondersi come virus nelle pieghe del quotidiano, che poi crescono come maree, incrinano il potere della ragione e alla fine frantumano ogni tua certezza… Una sequenza di incidenti mortali, uno ogni anno, a partire dal 1999. Tutti rigorosamente il 29 dicembre, alle ore 5,20. Una successione di vittime, una collezione di lastre radiografiche, ciascuna perfettamente identica alle altre. Con le stesse, precise fratture. Ecco la “dissonanza” in «Km 98». Lo stridore. Il gessetto che sfrigola sulla lavagna. È il motore dell’azione. Condotta sempre sulle rotaie della credibilità.

CI DESCRIVA LA SUA PRIMA ESPERIENZA EDITORIALE

Edoardo Rosati: Il mio cammino è duplice: il giornalismo medico-scientifico (attualmente sono caporedattore per le pagine mediche del settimanale OGGI) e la narrativa (concentrata esclusivamente sul medical thriller). Nel primo caso, ho iniziato la professione nella redazione del «Corriere Medico» per poi passare al «Corriere della Sera», nel 1988, e qui ho avuto l’opportunità di lavorare alla creazione del «Corriere Salute», l’inserto di Medicina del quotidiano. Con la narrativa, la prima esperienza editoriale è stata «L’ultima vertigine», romanzo “biotech” melissache prima ha visto la luce con le Edizioni Il Molo, e poi ha avuto una seconda vita sotto il tetto del Giallo Mondadori.

CI PARLA DEL RAPPORTO CON LE NUOVE TECNOLOGIE

Edoardo Rosati: Rapporto apertissimo e fiducioso. Credo negli e-book, ma al tempo stesso rifiuto categoricamente  l’idea che il libro elettronico possa un giorno sostituire la carta. Un episodio. Scesi dal treno alla volta del TOHorror Film Fest di Torino (invitati dall’amico Corrado Artale), io e Danilo ci siamo ritrovati il 10 ottobre a percorrere un’infinita parata di libri, con migliaia di persone che si accalcavano a leggere, a comperare, a scovare chicche editoriali. Il centro storico di Torino ospitava la nona edizione di Portici di Carta, in pratica, “la libreria più lunga del mondo”, tra via Roma, Piazza San Carlo e Piazza Carlo Felice. Più di ottanta librai del capoluogo e dintorni, 40 piccoli e medi editori piemontesi e antiquari… Un’emozionante festa cartacea. Adesso chiudete gli occhi e provate a sostituire ogni libro esposto con un e-book… Mammamia, che improvviso e gelido silenzio lungo quei portici, eh?…

CI RACCONTA LA SUA CARRIERA DA SCRITTORE DI SAGGI

Edoardo Rosati: Diciamo che è una naturale espansione del mio mestiere di giornalista. Nei libri (più di una ventina, ormai, tra saggi divulgativi e singoli volumi di enciclopedie dedicate alla Salute) ho l’opportunità di sviscerare temi medici di grande attualità: dall’alimentazione alla prevenzione oncologica, dalle neuroscienze alla paura delle epidemie… E anche di gettare uno sguardo oltre l’orizzonte, verso scenari che appartengono alla fantamedicina: è il caso dell’ultimo libro pubblicato, «Il cervello immortale», per Sperling & Kupfer, in cui racconto l’incredibile avventura del dottor Sergio Canavero, il neurochirurgo di Torino che sta scuotendo comunità scientifica e opinione pubblica mondiali col suo sconcertante progetto: il “trapianto di testa”! Che poi è uno “scambio di corpi”. Una soluzione estrema per casi clinici estremi, un intervento, però, che pone anche le basi, nel pensiero di Canavero, per estendere la vita umana… Come vedi, qui i confini tra saggio scientifico e medical thriller si assottigliano paurosamente!

Q1743564_365824300223662_724368531_nUANTO CREDE SIA IMPORTANTE PER UN AUTORE LA LETTURA DI ALTRE OPERE

Edoardo Rosati: È un formidabile serbatoio di stimoli, indubbiamente. Ci sono “fondamentali” che vanno senz’altro metabolizzati. E perle letterarie che possono arricchire inaspettatamente la sensibilità di ognuno di noi. Però non trovo così “sano” farsi prendere dalla compulsione di divorare il divorabile. La testa deve viaggiare per conto proprio. E avere anche il tempo materiale di trasformare idee, pensieri e dialoghi privati in pagina scritta.

PRIMA DI SALUTARCI, CI OFFRE UNA SUA RIFLESSIONE SULLO STATO DI SALUTE DELLA NOSTRA NARRATIVA

Edoardo Rosati: Avrei invece voglia di chiederti io un’immensa cortesia: saltare a piè pari alla prossima domanda!!! Scherzo… Ma mica tanto… Nel senso che ho una visione piuttosto grigia del territorio narrativo che io e fratello Danilo ci siamo incaponiti di percorrere… Per quel che riguarda il nostro “genere”, i fatti che registriamo non sono così incoraggianti: scrittori che sono costretti a riposizionarsi perché il mercato chiede ben altro; la (storica e persistente) predilezione delle case editrici, a parità d’esordio, per i cognomi stranieri (in special modo per i romanzi che attengono all’horror/supernatural); proposal che vengono bellamente rispediti al mittente (se non ignorati del tutto) perché ormai le scelte editoriali viaggiano su tre omologanti macro-binari: cucina, sesso e tv; la Rete che sforna a profusione blogger e Youtuber con code chilometriche di followers, immediatamente corteggiati dalle case editrici con l’intenzione di trasformare i numeri virtuali dei fan in analoghe quantità di libri venduti… Inserirsi in questo contesto con proposte “made in Italy” che cavalcano i temi assai anglosassoni del medical thriller non è proprio una passeggiata… È un lavoro sporco. Ma qualcuno, come direbbe Sergio Altieri, deve pur farlo!

CI PARLI DEL SUO FUTURO

Edoardo Rosati: Insistere. Insistere. Insistere. Continuando a dividermi tra giornalismo medico-scientifico e i mille plot intriganti che il mondo stesso dei camici bianchi può suggerire alla mia fantasia… E condividendo il piacere di inventarsi queste trame con il vulcanico Arona, lo “Stephen King italico”. Ci piace promuoverci come la “risposta alla coppia Douglas Preston e Lincoln Child”. Ma siamo cocciuti e italiani: i nostri cognomi non li storpieremo per compiacere l’esterofilia!

Di Ivano Garofalo

About pqeditor