PQesclusive: Danilo Arona

11262346_10206192487878351_600521178_nNuovo appuntamento con lo special dedicato all’opera Km 98 – medical ghost thriller , oggi andremo alla scoperta della sua penna,  Danilo Arona.

CI PARLI DELLA SUA FORMAZIONE

Danilo Arona : Sono laureato in filosofia con una tesi a indirizzo psicanalitico. Poi dalla più tenera età ho visto migliaia di film di genere e letto altrettanti libri e fumetti. Va da sé che il tutto si riversi in ciò che scrivo. Non so se si possa parlare di formazione, ma tant’è.

A QUALE SCUOLA O AUTORE SI ISPIRA

Danilo Arona: Nessuna scuola e, se posso, mi dimentico degli autori che ho letto e che leggo. Intendo essere il più personale possibile.

QUAL È L’ELEMENTO DISTINTIVO DEL SUO STILE

Danilo Arona: Spero, confondere il lettore al punto da non fargli più capire cosa è vero e cosa non lo è. E ovviamente fargli paura. Stile da fantastico quotidiano con il Perturbante che si fa strada a poco a poco.

QUANTO LAVORO VI E’ DIETRO UN SAGGIO

Danilo Arona: Dipende dall’argomento. Il mio libro su Gli uccelli di Alfred Hitchcock ha richiesto la conoscenza da parte mia di una bibliografia la più vasta possibile, ivi compresi articoli e saggi usciti soprattutto all’estero e non disponibili neppure in rete. Come dire, un certosino lavoro da bibliotecario. Un testo come Possessione mediatica è filosoficamente più personale e richiede comunque un nutrito archivio di cronaca nera per andare a caccia di quei “casi” in grado di essere inquadrati nell’ipotesi di lavoro che recitava che i media, in certi casi estremi, potevano “invadere” certe personalità particolari strutturate come “siti vuoti”. Si potrebbe dire: dalla possessione medianica a quella mediatica. E qui è ovviamente entrato in gioco il giornalista.

QUANTO INCIDONO LE NUOVE TECNOLOGIE NEL SUO LAVORO

Danilo Arona: Pochissimo. Sono felicemente vecchio. Uso solo il PC come macchina da scrivere con lo schermo.

CI PUO’ RACCONTARE IL SUO LAVORO MORBO VENEZIANO

Danilo Arona: Anni fa scrissi un soggetto, un trattamento di una trentina di pagine, per il regista milanese Dario Piana che era alla ricerca di un horror supernatural ambientato in Italia. Dario me lo comprò e per un po’ di tempo fui convinto che da quella storia – appunto, Morbo Veneziano, un horroraccio con mostri mutanti che guizzano nei canali della Serenissima mentre un pianeta sconosciuto è in rotta in direzione della Terra – potesse divenire un film. Così non fu anche se Dario Piana, meritevole a parere mio di più ampi riconoscimenti nel cinema di genere, sfornò altri horror come Le morti di Ian Stone e Lost Boys- The Thirst. Però uno dei miei motti è che non si butta via mai niente e, trovandomi un po’ di anni fa in vacanza a Salina con l’amico Giacomo Cacciatore, eccelso scrittore, decidemmo – complice l’afa e l’atmosfera esoterica dell’isola – di utilizzare a quattro mani quel trattamento come ipotesi narrativa per un romanzo condiviso. Giacomo

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iniziò da par suo, ma dovette interrompere dopo una quarantina di cartelle per dedicarsi a ben più importante lavoro. Quelle pagine però erano splendide e mi ripromisi alla prima occasione di utilizzarle in qualche modo. Quando cominciai a lavorare su L’estate di Montebuio, mi accorsi subito che mi servivano stralci autentici di un romanzo fittizio che entrasse in “risonanza” con la vita e l’opera dello scrittore suicida Morgan Perdinka. E il lavoro di Giacomo calzava a pennello. Così inserii nel romanzo dei frammenti attribuiti a Perdinka, in realtà Giacomo, inventandomi che il titolo di quel fake fosse L’Onda. Ed eccoci alla genesi di Morbo Veneziano, la graphic novel da me sceneggiata che ricalca fedelmente il trattamento presentato a Dario Piana, mentre nei credits – giusto per continuare il gioco – appare scritto che è tratta dal romanzo di Perdinka (e Giacomo mi ha fatto l’onore di regalarmi la prefazione…). La storia? C’è un serial killer che, a ogni notte di Luna Nera, uccide qualcuno per asportargli lo sterno. Avrà necessità di collagene? Forse, ma intanto qualcosa di incomprensibile e mostruoso guizza “giù nei canali”…

QUANTO, SECONDO LEI, I PRODOTTI STRANIERI IN AMBITO FANTASY HANNO MODIFICATO I GUSTI NOSTRANI NEGLI ULTIMI ANNI

Danilo Arona: Non so rispondere. Ormai di fantasy ne leggo veramente poco. Se intendiamo riferirci all’horror, non vedo grosse differenze tra gli anni Ottanta del secolo scorso e oggi. Ormai in ambito letterario l’horror in libreria si riduce a King, suo figlio e qualche altro caso sporadico. Il tutto è un po’ triste, ma occorre prenderne atto. Piuttosto credo che a modificare gusti e tendenze oggi siano prodotti seriali televisivi come The Walking Dead, True Detective (una sanissima iniezione di horror country all’ombra di Bierce e Chambers…), American Horror Story, The Following

download (1)LEI E’ UN BRAVISSIMO SCRITTORE, CI PUO’ RIVELARE UN “SEGRETO” PER REALIZZARE O RICONOSCERE UNA BUONA TRAMA

Danilo Arona: Grazie del bravissimo. Però, giuro… non penso di avere segreti. Per me vale un’idea forte, possibilmente “vergine”, e buttarcisi dentro col cuore e la pancia. So bene che è retorica. Però per me così funziona.

PRIMA DI SALUTARCI, CI OFFRE UNA SUA OPINIONE SUL MONDO DELLA LETTERATURA DI GENERE ITALIANA

Danilo Arona: Già, gli italiani sono bravissimi. E questo è un primo, incontestabile dato di fatto. Con un loro mondo non stereotipato come quello degli anglosassoni. Li amo tutti – e tutte – alla grande, e vorrei leggerne di più e non solo in libri poco visibili tirati in poche copie. Ma purtroppo c’è anche la crisi che pesa sulla cosiddetta “visibilità”.

CI PARLI DEL SUO FUTURO

Danilo Arona: Ma niente affatto. Ho 65 anni. Che ti devo dire?… Scherzi a parte, come ho già scritto in un recente passato, rispondo solo più alle “chiamate”. Per fortuna queste non mancano. Ancora pochi giorni fa, mi telefonano e mi chiedono “un romanzo nuovo di Arona”. Bella soddisfazione, però non ce l’avevo. Lo farò. Adesso attendiamo l’Idea con la maiuscola.

Di Ivano Garofalo

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