PQesclusive: Claudio Vergnani

claudio-vergnani1Secondo appuntamento con lo special dedicato horror ” La sentinella” edito da Gargoyle edizioni oggi andiamo alla scoperta del suo creatore, Claudio Vergnani.

CI PARLI DELLA SUA FORMAZIONE

Claudio Vergnani:  Lettore da sempre. Nessuna novità particolare da questo punto di vista. Lettore vorace e privo di pregiudizi. Formazione umanistica e il padre professore d’arte. In gioventù, diversi viaggi (proprio sulla scorta delle suggestioni indotte da alcuni autori americani) e poi la parentesi militare. In teoria avrei dovuto essere avvocato, ma non era davvero la mia strada. Tutto il resto una lunga serie di espedienti, più o meno interessanti. Di solito non rimpiango le scelte fatte: alla fine si trova quasi sempre ciò che si perde, e i conti tornano.

COME SI E’ AVVICINATO AL MONDO DELL’EDITORIA

 Claudio Vergnani: Ho visto la luce sulla via di Damasco. Nell’epoca di internet mi sono  d’improvviso reso conto che non era più necessario fotocopiare in migliaia di pagine il proprio manoscritto, rilegarlo e spedirlo con le spese del caso a venti diversi editori (se non si hanno santi protettori venti è il numero minimo per poter sperare nella pubblicazione), ma che sarebbe bastato inviare un semplice file per posta elettronica. Più comodo di così! Avevo letto da poco “L’estate della paura” di Simmons edito da Gargoyle Books di Roma, una casa editrice italiana specializzata in horror. Ho inviato una mail e, dopo aver inevitabilmente dovuto aggirare un comprensibile muro di diffidenza, ho iniziato a pubblicare. Che è terribilmente diverso dallo scrivere e basta. All’improvviso si prende atto che si verrà letti e giudicati.

QUAL È L’ELEMENTO CHE LA DISTINGUE

Claudio Vergnani:   Non soddisfo il desiderio rassicurante di ripetizione di molti lettori. Chi vuole leggere sempre la stessa storia in versioni leggermente diverse è meglio che cerchi altrove, dato che in Italia il materiale fotocopia non manca di certo. Io propongo novità, sia pure all’interno dei canoni richiesti di volta in volta dal genere in cui scelgo di cimentarmi. Non sarà la via che porta al successo, ma non potrei mai perdonarmi se un mio lettore pensasse: <Ma questo e questo l’ho già letto in altri romanzi>.  Come amo ripetere a chi mi domanda per quale mai motivo io scelga di non cavalcare facili onde: preferisco essere criticato per essermi smarrito nei “boschi narrativi” che apprezzato per aver seguito ottusamente il gregge.

CI PARLA DELLA SUA PRIMA ESPERIENZA EDITORIALE

Claudio Vergnani:   Come dicevo sono stato fortunato. Il primo editore contattato è quello che mi ha pubbliCover_Sentinella.qxp:Layout 1cato: Luciano De Crescenzo, di 10996176_899551373434802_5298176370655251974_nGargoyle Books. Non sono state tutte rose e fiori: ho dovuto imparare che scrivere una storia è solo il primo gradino del processo editoriale, e che quando pensavo d’aver finito stavo solo iniziando. Molte cose ho dovuto assimilarle passo passo, spesso sbagliando, e ancora non posso dire di sapermi ambientare con sicurezza nel mondo editoriale. Ma è un’esperienza che rifarei.

CI DESCRIVE LA SUA ESPERIENZA IN LIBANO

Claudio Vergnani: Altri tempi. Remoti. Praticamente incomprensibili, oggi. Una volta il servizio di leva era obbligatorio. Per motivi che non sto a spiegare fui considerato un elemento turbolento e si pensò che un po’ di lavoro duro mi avrebbe giovato. Era l’epoca dell’intervento congiunto in Libano, antesignano di tante altre operazioni di peace keeping in giro per il mondo, che nascevano – per dirla all’americana – con good intentions ma che spesso sortivano deadly results (e, sia pure in parte, anche di questo parla La Sentinella). Imparai qualcosa che rammento ancora oggi sull’uso della forza, sulla paura, sulle responsabilità individuali, sull’inutilità di certi politici internazionali, e su come, a volte, il Bene possa fare ancora più danni del Male.

IL SUO RAPPORTO CON LOVECRAFT

Claudio Vergnani:   Nessuno in particolare. Lo conosco, naturalmente, ma non sono un fan sfegatato, come non lo sono di Poe, o, per fare un nome più recente, di King (figlio e moglie compresi, visto che scrivono anche loro). Gli riconosco ovviamente questa abnorme (avrebbe apprezzato l’aggettivo) capacità visionaria che, in quel modo, diciamo con quella mole, nessuno più stato in grado di eguagliare.

VORREMMO CHIEDERLE QUANTO STUDIO VI E’ DIETRO LA SUA TRILOGIA VAMPIRESCA

 Cl10431540_10152512371402888_4370305798713527724_naudio Vergnani:  Il mito del vampiro così come oggi lo conosciamo è nato da un insieme di credenze popolari, romanzi e cronache storiche. E’ intramontabile. Esisterà ancora quando l’ultimo uomo sarà sulla terra. Qualcuno disse che nei sogni di un bambino ci sarà sempre un vampiro e una bicicletta, a rappresentare paura e desiderio. La sua reale forza, tuttavia, sta nel non essere un mito intoccabile, fermo, finito. Al contrario, molti autori lo hanno arricchito, senza snaturarlo. E’ una figura in divenire, sulla quale ci sarà da scrivere e di conseguenza da imparare ancora parecchio.

CI PUO’ DARE UNA SUA VALUTAZIONE SULLO STATO DI SALUTE DELLA LETTERATURA HORROR IN ITALIA

 Claudio Vergnani: Dal punto delle pubblicazioni sta probabilmente toccando il suo punto più basso (in piena coerenza con tante altre situazioni tipicamente italiane). Gli autori ci sono, e sono anche in gamba – autoprodotti o editi dalle CE poco importa – solo che lo zoccolo duro dei lettori preferisce rimpinzarsi dei soliti due o tre nomi canonici piuttosto che provare a vedere se esiste qualche altra proposta differente. D’altro canto, non solo letterariamente parlando, l’Italia è diventata la patria del luogo comune e della frase fatta. Dunque, a mio parere, tutto torna. 

PRIMA DI SALUTARCI, VORREMMO CHIEDERLE VI E’ ANCORA UN GENERE CHE VORREBBE SPERIMENTARE

Claudio Vergnani:   E’ da un po’ che ho in mente una ghost story alla Hodgson ma ancora non mi sono deciso a lavorarci su. Bisogna essere molto in gamba per farlo in modo adeguato, e la volontà da sola non è sufficiente. Vedremo.

CI PARLI DEL SUO FUTURO

Claudio Vergnani:  In questa Italia? Difficile. Secondo me noi abbiamo molto passato, poco presente e niente futuro.

Di Ivano Garofalo

 

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