PQesclusive: Antonello Venditti

10887763_10203617845433470_1867873900_nOggi andiamo alla scoperta, con questa ampia intervista, rilasciataci in esclusiva, dell’illustratore ed autore del romanzo fantasy IL GIOIELLO DEL GILHUN , di Antonello Venditti, l’opera è edita da Sillabe di sale editore.

CI PARLI DELLA SUA FORMAZIONE

Antonello Venditti: I miei studi sono stati prettamente Artistici, mi sono diplomato all’istituto d’arte, nell’arte dei metalli e dell’oreficeria, poi ho frequentato l’accademia di belle arti di Roma, sezione pittura. Nonostante ciò, posso considerarmi un autodidatta, visto che dipingo da quando avevo soltanto otto anni. La mia tecnica e  la mia esperienza sono frutto di esercizio, esperimento, duro lavoro, gavetta  e un’innata passione per l’arte in tutte le sue forme e la sua bellezza. Ho avuto però persone capaci, che lungo il mio percorso mi hanno trasmesso un ottimo insegnamento e quegli importanti dettagli tecnici che mi porto ancora dietro, senza i quali non potrei fare a meno. Altro punto importante che riguarda la mia formazione d’artista è il confronto reale e onesto con altri artisti, mi piace confrontarmi e scambiare consigli. Riguardo alla scrittura sapevo di esprimermi discretamente avendo avuto buoni riscontri con la scuola; la docente di lettere mi ripeteva spesso che scrivevo come dipingevo. Chissà, forse aveva ragione sul fatto che tutto ciò che partoriva la mia testa era semplicemente un bisogno di poter evadere da una realtà troppo comune; cerco ancora oggi di poter vivere in un mondo diverso, completamente diverso.

A QUALE SCUOLA O AUTORE SI ISPIRA

Antonello Venditti: Riguardo alla pittura adoro l’arte greco romana, mi sono sempre ispirato ai grandi maestri del rinascimento, incomparabili. Ma volendo esprimermi in modo più personale ho cominciato prendendo spunti dal surrealismo, con Dalì, Magritte e Ernst. Sapevo però che i grandi illustratori fantasy erano anche loro dei grandi artisti, e mi affascinava guardare le opere di Frazetta, Royo e Vallejo. Riguardo alla scrittura, attualmente, trovo in assoluto, insuperabile, il maestro Tolkien. Ma l’innovazione del genere fantasy in the game of thrones di Martin mi ha aperto la mente, illuminandomi su una visione più chiara del mio progetto, che un fantasy può essere contaminato dal triller e viceversa, non a caso sono nati dei sottogeneri. Patrick Rothfuss è uno degli autori fantasy che ammiro di più per lo stile della narrazione: mai noioso, concreto nelle sue poetiche descrizioni, per nulla lezioso e soprattutto con forti contenuti e giustificabili accadimenti. Insomma, credo che 10921673_10203617850153588_1918915353_n10922214_10203617886074486_1299610578_nsapere cosa fanno gli altri ci aiuta a capire bene cosa dobbiamo fare noi per essere originali.

QUAL È L’ELEMENTO DISTINTIVO DEL SUO STILE

Antonello Venditti: Riguardo alla pittura credo che l’elemento distintivo del mio stile sia il fatto che tendo a essere piuttosto realistico, curo molto i particolari, e se i soggetti sono talvolta brutti, cerco sempre di dar loro un senso di bellezza, anche se si parla di contraddizione, in poche parole di “ripugnante bellezza”. Amo l’arte greca e credo che questo si noti nelle pose dei miei soggetti e nelle ambientazioni. Oggi sto cercando di spaziare. Riguardo alla scrittura credo di avere uno stile molto descrittivo, quanto basta affinché la narrazione possa essere scorrevole, e completamente assente dove l’azione ha bisogno di più sobrietà.

CI DESCRIVA LA SUA PRIMA ESPERIENZA EDITORIALE

Antonello Venditti: Riuscire a pubblicare il primo romanzo è un’emozione particolare, completamente diversa da un vernissage o una personale di pittura. La mia soddisfazione più grande è quella di aver trovato una casa editrice No eap. Ho trovato persone gentili, umanamente amabili, pronte a tirare fuori il meglio di te, perché così sta accadendo; grazie a loro ho concluso il secondo romanzo e mi accingo a iniziare il terzo. Essere pubblicati con una propria opera è stato anche un incentivo per continuare, perché penso che il mio sogno sarebbe rimasto in un “cassetto” se non avessi mandato Il Gioiello del Gilhun alla Sillabe di Sale Editore. Mi ero informato molto sull’editoria, prima di spedire, altri editori chiedevano soldi per la stampa o comunque non rispondevano per la mole di manoscritti che arrivavano. Inoltre ho provato perché era da troppo tempo che avevo scritto, ho tentato ed è andata bene al primo colpo, un colpo ponderato un po’ troppo, ma è andata bene.

CI PARLA DELLA SUA ESPERIENZA DA PITTORE/ILLUSTRATORE

Antonello Venditti: La mia esperienza da pittore è vasta. Ho fatto molti concorsi, ho partecipato a eventi d’arte anche internazionali. È un mestiere difficile e per questo ho dovuto spaziare. Oggi realizzo ritratti e copie d’autore su commissione, questo aiuta a vivere. Ma non basta avere talento e studio, ci vuole fortuna e un bel campo sul quale seminare. Io ne ho trovato più di uno, semino ovunque, tanto per poter raccogliere il più possibile e poter vivere della mia passione. Un altro campo artistico che sto affrontando è l’illustrazione. Ho iniziato per gioco riguardo alla grafica e l’ho trasformata in lavoro. Oggi ho già illustrato parecchie copertine e pagine intere di alcuni libri. Il disegno è alla base di tutto il mio percorso, ritornare alle origini per fare qualcos’altro è entusiasmante e il genere fantasy mi permettere di essere me stesso: un artista completo che ama dare e far vivere emozioni particolari. Spero di riuscire sufficientemente.

QUALE PASSAGGIO DEL SUO ULTIMO LAVORO RITIENE IMPERDIBILE

967956_10203617872034135_730035476_nAntonello Venditti: Il Gioiello del Gilhun è un romanzo di 536 pagine ed è ovvio che al primo capitolo non bisogna abbandonare. Ci sono tre parti, ognuna delle quali ha un proprio finale. La parte imperdibile è ovviamente un lungo finale. Solo alla fine si rivelano le profezie e si hanno vere e proprie sorprese. Spero non deluda, anche perché le sorprese non sono sempre gradite, ma lasciano però qualcosa, un gusto di dolce e amaro.

CI DESCRVE IL SUO RAPPORTO CON LE NUOVE TECNOLOGIE

Antonello Venditti: Internet credo sia un ottimo mezzo per la visibilità, farsi conoscere è importante nel mio lavoro. Ho un ottimo rapporto con la tecnologia, vivo molto i social network, leggo molte cose e ne vedo altrettante. Inizialmente scrissi il mio romanzo su dei quadernoni; fu una fatica enorme, ma non sapevo usare il computer, non ero in grado neanche di scrivere su una tastiera, poi mi sono intestardito e ho approfondito. Oggi scrivo esclusivamente sul computer, lo trovo un ottimo mezzo, ti permette di esprimerti in un modo veloce e di rivedere i pensieri scritti più facilmente. Riguardo l’arte sono convinto che la pittura tradizionale non debba essere indiscutibilmente sostituita, ha un altro “perché”. Ma ammetto che sono intenzionato all’acquisto di una tavola digitale, le illustrazioni fantasy hanno qualcosa in più negli effetti luce-ombra, e poi i tempi di consegna delle commissioni sono spesso brevi, la tecnologia aiuta soprattutto in questo: essere più veloci.

PRIMA DI SALUTARCI, VORREMMO CHIEDERLE DA AUTORE, QUALE GRANDE OPERA DELLA PITTURA MONDIALE AVREBBE VOLUTO REALIZZARE

Antonello Venditti: Ammetto che amo molti artisti e una numerosa varietà di opere, è difficile stabilire quale sia la preferita e desiderare di aver dipinto una sola opera mondiale. Non credo ci sia, posso dire però che amo molto le opere di Caravaggio, ho fatto alcune copie e posso dire ancora, non solo per esperienza, che sono le cose più difficili da realizzare.

CI PARLI DEL SUO FUTURO

Antonello Venditti: Per il mio futuro spero ovviamente che tutto proceda secondo le mie aspettative, mi vedo sempre con il pennello in mano, oppure con una matita, o ancora sulla tastiera del mio computer. Sereno per tutto ciò che ho fatto e con ancora tanta voglia di continuare e migliorare, crescere e sognare. Sognare magari che tutto il mio lavoro possa racchiudersi in una pellicola cinematografica.

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