Narrare per Immagini: SUSANNA RAULE

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Nuovo appuntamento con la nostra  rubrica dedicata agli amanti della sceneggiatura e a tutti coloro che vogliono scoprire come nasce il loro media preferito. Alla fine della pagina troverete una gradita sorpresa.

SUSANNA RAULE

Susanna Raule  è una psicologa, psicoterapeuta e scrittrice italiana. Dal 2005 scrive sceneggiature di fumetti per vari editori. Sempre nel 2005 ha vinto il premio Lucca Project Contest con Ford Ravenstock- Specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. Nel 2010 è stata tra i vincitori del premio letterario Io Scrittore promosso dal Gruppo Editoriale Mauri Spagnol con il romanzo L’ombra del commissario Sensi. Nel 2013 ha partecipato all’antologia Nessuna più (Elliot) contro il femminicidio. Nel 2013 ha pubblicato l’e-book Anatomia di uno statista. Sul suo sito ufficiale sono presenti vari racconti in formato e-book gratuito, alcuni dei quali hanno per protagonista il personaggio dei suoi libri, il commissario Sensi. Nel 2014 esce il suo romanzo Il Club dei Cantanti Morti, nel 2015 il nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, L’architettura segreta del mondo.

NARRARE PER IMMAGINI

La sceneggiatura nei fumetti e quasi esclusivamente un mondo maschile, come te lo spieghi? È sessismo, scarso appeal del medium verso le donne o altro?

Susanna Raule: Non c’è una risposta semplice a questa domanda. Da un lato c’è un motivo culturale, ovviamente. La nostra società (inteso come società occidentale) tende a perpetuare lo steretipo per cui i fumetti sono cose “da ragazzi”, quando non addirittura “da bambini” (sempre di genere maschile). A causa di questo atteggiamento, intrinsecamente sessista, la maggior parte di chi legge e produce fumetti è un maschio. Il che non significa che non ci siano delle grandi disegnatrici e non ce ne siano sempre di più; mentre le sceneggiatrici sono ancora drammaticamente poche e spesso relegate nel particolare ghetto del fumetto “sensibile”. In poche parole, mentre le disegnatrici sempre di più espugnano le roccaforti del fumetto maschile, le sceneggiatrici o le autrici complete che osano uscire da quel tipo di scrittura talvolta, e in modo scorretto, definita “femminile” sono pochissime.

Quello del fumetto, italiano in particolare, è forse un caso di sessismo senza sessisti. Mi spiego meglio. Se osserviamo l’organigramma delle principali case editrici italiane, scopriamo che potrebbero essere usate come esempio da libro di testo per il fenomeno del cosiddetto “soffitto di cristallo”. Se guardi la home page di una casa editrice leader come Sergio Bonelli scopri che su 29 personaggi quelli ideati da donne sono 0 e che non c’è un solo responsabile di testata donna in tutta la casa editrice. Vedi questi numeri e pensi di trovarti davanti un covo di abbietti sessisti, ma non è così. Anzi, per lo più i fumettisti italiani fanno parte di quella minoranza di intellettuali estremamente aperti ed egualitari. Quello di Bonelli è solo un esempio particolarmente emblematico. La situazione è simile in tutte le altre realtà italiane – e, per la verità, occidentali. Ovviamente questo non significa che non ci siano donne “di potere” nel fumetto. Questa sarebbe una semplificazione sbagliata. In Italia come all’estero ci sono grandissime editor donna (Karen Berger, Shelly Bond e Diana Schutz sono solo i primi tre nomi che mi vengono in mente; donne che hanno rivoluzionato il fumetto statunitense), ma mancano in modo quasi totale le donne in una posizione creativa “forte”. Nessuna serie mainstream creata da una donna, nessuna serie mainstream affidata a una donna (o quasi). Per questo quando in Italia è uscito Davvero, che pure a livello artistico non mi interessava e che era comunque un fumetto “sensibile” e “femminile”, ho pensato che fosse il primo passo verso qualcosa. In realtà lo penso ancora.

Raule-Rossi INFERNO004 Raule-Rossi INFERNO019Quanto aiuta nella scrittura creativa essere una psicologa e una psicoterapeuta? E come?

Susanna Raule: Come dico sempre, psicologia e psicoterapia hanno allenato il mio sguardo, mi hanno abituata a notare e cogliere l’umanità, nelle sue contraddizioni bellissime. Ma non è certo un’esclusiva degli psicologi. Osservare con curiosità e senza giudizi mi ha aiutata a scrivere meglio – e a essere una terapeuta almeno passabile.

Sei anche un’importante scrittrice di romanzi e hai creato il personaggio del commissario Sensi, quali le principali differenze dallo scrivere in prosa rispetto a una scrittura tecnica come quella della sceneggiatura? Quale preferisci? E quali difficoltà e pregi specifici presentano le due forme?

Susanna Raule: Le differenze sono molte, ma schematicamente potrei riassumere così le principali: per sceneggiare ti serve padroneggiare una tecnica specifica, avere specifiche conoscenze nella narrazione per immagini e avere una buona capacità di sintesi nei dialoghi; per scrivere un romanzo devi padroneggiare la lingua e le sue sfumature in un modo che per scrivere un fumetto non è necessario.

Sono due mestieri molto diversi, davvero molto, e ogni tanto assistiamo a dei goffi tentativi di invasione di campo. Scrittori che si autoconvincono di sapere sceneggiare e producono degli imbarazzanti pasticci di didascalie, dialoghi ridondanti, scene prive di ritmo, semplificazioni ridicole e così via. E sceneggiatori di fumetti che scrivono pezzi in prosa il cui italiano, molto semplicemente, non è abbastanza buono.

In quanto a me, non credo di avere un tipo di scrittura preferito. Amo la prosa perché mi consente di scrivere senza pensare e senza programmare; è un processo molto libero. D’altronde amo anche scrivere fumetti, se posso sceneggiare come voglio io. In questo momento in Italia è molto difficile trovare gli spazi adatti e confesso che non li sto neppure cercando.

Quando hai capito che scrivere poteva diventare il tuo lavoro e cosa hai fatto per concretizzare questa aspirazione?

Susanna Raule: Ho scritto. Tanto. Tanto. Tantissimo. Ore e ore al giorno. E ho letto. Mi capita spesso di ascoltare le lamentele di qualcuno che ritiene che il proprio lavoro non sia sufficientemente valorizzato o sia soffocato da un mercato “cattivo”. Ora, il mercato letterario è indubbiamente cattivo, a volte addirittura schifoso, ma di frequente basta leggere i capolavori incompresi di queste persone per rendersi conto che non sono abbastanza buoni. Non sono scritti abbastanza bene, non sono abbastanza interessanti, i personaggi sono monodimensionali e scialbi, ci sono problemi di lingua.

Dato il panorama italiano, molte di queste persone riescono anche a venire pubblicate. Io stessa sono stata pubblicata quando ero ancora tutt’altro che pronta. Ed è naturale che molti si sentano arrivati nel momento in cui hanno pubblicato qualcosa.

In realtà la pubblicazione è solo il primo passo, come chiunque faccia questo mestiere in modo professionale sa. Molto spesso è necessario fermarsi e chiedersi con lucidità spietata: quello che ho scritto è abbastanza buono? E se la risposta è “no” bisogna trovare il coraggio di buttare via tutto.

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Come ti sei approcciata a personaggi già esistenti e noti? Hai trovato difficoltà particolari?

Susanna Raule: Enormi difficoltà. Parlavo qua sopra dell’onestà necessaria ad ammettere che il tuo lavoro non è abbastanza buono. Ho lavorato solo una volta su un personaggio non mio (Dampyr) e il mio lavoro non era abbastanza buono. È stato “raddrizzato” a sonore pedate nel posteriore da Mauro Boselli e grazie al sensibile intervento di Diego Cajelli. Ci ho messo un po’ a capire perché quell’esperienza non abbia funzionato e ora credo di saperlo. Ora so anche che lavorare su personaggi altrui non fa per me, non importa quanto siano buoni quei personaggi o quanto mi piaccia leggere di loro.

Consigli agli esordienti che vogliano presentare soggetti per personaggi già esistenti?

Susanna Raule: Dal punto di vista pratico: studiare con attenzione la serie, preparare dei soggetti a prova di bomba, chiedere un appuntamento e presentarsi di persona per illustare le proprie idee. È inutile andare dall’editore a spiegargli che il suo personaggio è “sbagliato” e che voi lo cambierete in meglio. Ed essere consapevoli che è un lavoro che richiede una grande umiltà, una grande pazienza, una grande professionalità… e che se siete esordienti è probabile che almeno una di queste caratteristiche vi manchi.

Come lavori quotidianamente, orari e metodo?

Susanna Raule: Mi sveglio tardi e scrivo tutto il giorno, fino a notte fonda. Mi fermo per mangiare, andare in bagno, dormire e talvolta per uscire a bere con gli amici, ma non se ho una scadenza. Dirai che è una vita di merda. Lo sarebbe se scrivere non mi piacesse così tanto.

Cosa ti sembra più difficile ritmo, inquadrature, dialoghi e cosa curi di più?

Susanna Raule: Questa è un’altra lezione di umiltà che ho dovuto imparare. Le mie inquadrature tendono a essere piuttosto banali. Se posso ormai cerco di lasciare al disegnatore la libertà di cercare la “sua” inquadratura, spiegandogli solo quale voglio che sia l’effetto e ilinferno 04 genere di ritmo che stiamo tenendo. Ovviamente per lavorare così ti serve un disegnatore bravo, non solo bravo tecnicamente ma anche esperto, che capisca le necessità della narrazione.

In quanto ai dialoghi, sarò immodesta, ma credo che i miei dialoghi siano tra i migliori in circolazione. Cerco di lavorare in modo che siano quasi-naturali, usando un buon numero di colloquialismi, ma senza perdere la sintesi.

Quanto indichi al disegnatore? Che rapporto stabilisci? Fai lay-out o altro e quante reference invii?

Susanna Raule: Bisogna essere gentili, con i disegnatori, è una cosa che ho imparato con il tempo. Faccio quello che il disegnatore mi chiede, perché in fondo è lui quello che sta faticando sul serio. Se il disegnatore vuole una sceneggiatura molto precisa, cerco di accontentarlo. C’è chi si sente più a suo agio in questo modo. Se mi chiedono espressamente molte referenze, gliele mando. Posso scrivere pagine e pagine solo per spiegare al disegnatore qual è l’atmosfera di una scena. Il mio unico limite sono i layout. Se il disegnatore ha bisogno dei layout non è il disegnatore per me. Ma la scenaggiatura che preferirei, ora come ora, è quella in cui scrivo solo i dialoghi e gli avvenimenti.

Quali consigli daresti a chi vuole approcciarsi a questo lavoro? Come saggiare la bontà del proprio lavoro?

Susanna Raule: Quando sceneggi ti manca un indice importante che invece hai se scrivi un romanzo. Quando scrivi un romanzo è bene che tu ti fermi e riconsideri quello che stai facendo ogni volta in cui ti annoi. Quando inizi a pensare “che palle questa scena, non vedo l’ora che finisca” è il momento in cui devi capire che quella scena è da tagliare o da modificare parecchio.

Ma quando sceneggi, specie se sei costretto a descrivere le inquadrature nel dettaglio, sei spesso un po’ annoiato. Quindi? Niente, l’unica risposta è l’esercizio. Bisogna scrivere tanto per rendersi conto dei propri errori. Bisogna scrivere tanto per imparare a sentire il ritmo. Bisogna scrivere tanto per capire come cesellare i dialoghi. Non c’è altra soluzione. E, oh, sì, serve pure studiare un po’ di teoria.

Quanto contano le letture per chi vuole scrivere? Quale è il tuo genere preferito da autrice e da lettrice?

Susanna Raule: Sono fondamentali. Ed è fondamentale leggere delle belle cose, che ti appassionino e ti lascino a bocca aperta. È importante leggere autori che ti facciano sentire piccolo e che ti facciano venire voglia di baciarli in bocca – anche se sono brutti, anziani, del sesso opposto a quello che ti piace o morti.

Non posso dire di avere un genere preferito, anche se ammetto di avere una preferenza per i generi. Mi piacciono le cose fiche e piene di idee, mi piacciono le cose scritte in un modo stiloso, mi piacciono gli autori che riescono a stupirmi e a dirmi qualcosa di nuovo sull’umanità. Un libro per me è un grande libro se riesce a farmi guardare qualcosa in un modo nuovo, se riesce a farmi capire qualcosa che mi era sempre sfuggito. Anche una piccola cosa, non importa.

Prima di iniziare a scrivere quanto ti fai condizionare dal mercato, dagli umori della rete o del pubblico?

Susanna Raule: Per niente. Non riuscirei a scrivere, se no. Invidio chi ci riesce. Lo invidio molto, credimi. Preferisco scrivere una cosa invendibile, rileggerla e pensare: “è invendibile”. E metterla via, felice di averla scritta per me.

inferno07Personaggio o intreccio, quale conta di più per te?

Susanna Raule: Personaggio. L’intreccio è una scusa per parlare delle persone. Il fatto che sia una scusa, però, non ti dà il permesso di tirare via sulla trama.

Come è stato il primo approccio lavorativo al fumetto, hai fatto un colloquio di lavoro o altro?

Susanna Raule: Ho avuto la fortuna-sfortuna di conoscere l’editore e i redattori di una piccola casa editrice. Fortuna perché mi hanno lasciato realizzare una mini, Inside, che mi ha fatto crescere molto. Sfortuna perché non ero ancora pronta e così là fuori, nel mondo, c’è un fumetto pieno di passione e di difetti. Il secondo passaggio, quello che mi ha fatto iniziare a lavorare in modo professionale, è stato partecipare alla prima edizione del Lucca Project Contest insieme ad Armando Rossi, vincerlo, e mettermi al lavoro su Ford Ravenstock per Panini.

Errori da evitare per chi voglia intraprendere la professione?

Susanna Raule: Troppi per elencarli. E poi, sai, tanto qualche errore tremendo lo fai lo stesso. Le cose davvero importanti sono altre. Prendersi la responsabilità della propria opera. Comportarsi in modo corretto, anche quando pensi che gli altri non lo stiano facendo. Non lamentarsi: se qualcosa è inaccettabile, puoi andartene. Avere il coraggio di cambiare idea e, se necessario, di restare della propria idea.

Per te conta di più il come o il cosa racconti?

Susanna Raule: Entrambi. Davvero. Anzi, io penso che sia fondamentale capire che sono entrambi importanti e che non puoi trascurarne uno.

Se ti capita un momento di impasse come lo superi?

Susanna Raule: Scrivo di qualcos’altro. Il mio cervello, nel frattempo, processa il problema in background e prima o poi lo risolverà. Se ho fretta, niente, faccio come tutti: imprecazioni e testate nel muro finché non esce fuori qualcosa.

Come procedi praticamente a verifica e sviluppo dell’idea? Come crei la narrazione: la scaletti, fissi un finale?

Susanna Raule: Nel fumetto un tempo scrivevo una scaletta. Ora non più, perché ho preso le misure e riesco a tenermi quasi tutto in testa. Inoltre scrivo con Celtx, che ti consente di aggiungere, togliere pagine a far scivolare vignette da un punto all’altro della sceneggiatura in modo molto rapido. Va bene anche qualsiasi altro programma per la sceneggiatura. Questo, ovviamente, quando hai un’idea in testa. Non mi è mai capitato di iniziare a scrivere una sceneggiatura senza avere in mente una trama, mentre invece mi capita costantemente con i romanzi. Anzi, con i romanzi è l’unico modo che concepisco. Ma per lo più scrivo gialli: quanto sarebbe noioso scrivere un giallo in cui so già chi è l’assassino?

Come ci si presenta a un editore? Che consigli daresti?

Susanna Raule: Con educazione.

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Di Marco Ferrandino

 

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