Narrare per Immagini: Davide La Rosa

imagesNuovo appuntamento con la nostra  rubrica dedicata agli amanti della sceneggiatura e a tutti coloro che vogliono scoprire come nasce il loro media preferito. Alla fine della pagina troverete una gradita sorpresa.

Per fare fumetti da autori completi non serve saper disegnare, allora cosa serve?

Davide La Rosa: Per fare fumetti serve saper disegnare i fumetti. Che non vuol dire saper disegnare e basta. Nel fumetto la cosa importante, anzi indispensabile, è la funzionalità tra testo e disegno. Un fumetto funziona solo se queste due cose si amalgamano. Bisogna studiare molto per trovare la sintesi giusta perché si verifichi questa amalgama.

Com’è il tuo approccio al foglio bianco? Rispetti le canoniche fasi del lavoro (idea, soggetto, trattamento, ecc.) e in che modo?

Davide La Rosa: Quando disegno. Anzi quando “Disegno” (notare le virgolette) non sceneggio mai niente. Vado molto a improvvisazione. Di solito quando inizio un libro so solo come inizia e come finisce… poi tutto quello che succede dentro lo invento lì per lì (dando un senso alla storia eh… non è che butto là cose a caso).

Quando hai capito che scrivere poteva diventare il tuo lavoro e cosa hai fatto per concretizzare questa aspirazione?

Davide La Rosa: Una volta finito il corso di fumetto (fatto nell’anno 2001/2002) mi sono detto “Questo è il lavoro che voglio fare”. Anche perché mi resi conto che fare fumetti era (ed è) l’unica cosa che so fare. Da lì in avanti, prima di trovare un editore, passarono 10 anni di fanzine e di fumetti fatti sul blog. Volevo fare lo sceneggiatore… il “Disegnare” è stata una necessità nata dal fatto che non trovavo disegnatori interessati a realizzare ciò che scrivevo.

Quale è il tuo genere preferito da autore e da lettore?

Davide La Rosa: Sono un lettore a 360 gradi (no, non sono un cerchio). Amo leggere tutti i generi. Tengo sempre un occhio sull’underground e sui nuovi autori. Come autore mi diverte un sacco scrivere avventure comiche e surreali (come, per citarne qualcuna, “Suore Ninja”; “Prussiani VS Alieni” o “La notte del presepe vivente”). Sto scrivendo anche una storia che non ha nulla di comico e mi sta piacendo un sacco… ma per ora è ancora tutto top secret e non posso dire nulla.001

Da dove vengono le idee?

Davide La Rosa: Dalle file alle poste. Mi spiego meglio. Trovare le idee è la cosa più difficile in assoluto (per me eh). Se mi metto seduto e dico “Ora mi faccio venire un’idea” posso stare tranquillo che l’idea non arriverà mai. Di solito mi vengono quando faccio altro… specialmente, appunto, quando mi annoio in attesa del mio turno allo sportello dell’ufficio postale.

Cosa ti sembra più difficile ritmo, inquadrature, dialoghi e cosa curi di più?

Davide La Rosa: Dopo il trovare l’idea giusta, senza dubbio, I dialoghi (come disse il mio maestro Onofrio Catacchio: “Nei fumetti i dialoghi non finisci mai di sistemarli. Molto probabilmente quando starai per morire dirai: Quel dialogo dovevo farlo in quel modo… e poi muori”). Ma la cosa più complessa (sempre per me) è il dare i nomi ai personaggi. Ho sempre un sacco di difficoltà nel trovare un nome adeguato. Non so perché.

Quando non sei tu a disegnare le tue storie quanto indichi al disegnatore? Che rapporto stabilisci? Fai lay-out o altro e quante reference invii?

Davide La Rosa: Di solito lascio molta libertà al disegnatore. Entro nello specifico solo quando una data inquadratura è di vitale importanza ai fini narrativi. Faccio i lay-out solo quando voglio capire bene se una scena funziona. Ma li tengo per me (anche perché sono incomprensibili a chiunque). Le reference le uso soprattutto quando voglio fare citazioni di film (anche perché spesso cito film che avremmo visto in 14).

Quali consigli daresti a chi vuole approcciarsi a questo lavoro? Come saggiare la bontà del proprio lavoro?

Davide La Rosa: Se si vuole scrivere bisogna scrivere, scrivere, scrivere, scrivere, leggere, leggere, leggere,… e ancora leggere e scrivere! E poi avere degli amici fidati a cui far leggere le cose… amici che ti critichino. Grazie agli errori si diventa autori migliori.

Quanto contano le letture per chi vuole scrivere?

002Davide La Rosa: Sono indispensabili. Sia le letture (libri e fumetti) che il guardare i film. I fumetti, se vuoi fare i fumetti, vanno letti… con costanza (sembra un’ovvietà ma c’è un sacco di gente che fa fumetti e che dice “Io i fumetti non li leggo”… bo, non so come facciano). Il fumetto è un linguaggio e per padroneggiare tale linguaggio va continuamente studiato.

Il tuo iniziale successo è dovuto alla rete, prima di iniziare a scrivere quanto ti fai condizionare dai suo umori, dal mercato o dal pubblico?

Davide La Rosa: Non sono in grado di sfruttare l’andamento del mercato… quindi non mi preoccupo più di tanto di dove va la “Corrente”. Invece seguo molto Facebook per capire come sta cambiando il linguaggio. Nella storia il linguaggio cambia sempre… e da quando c’è internet cambia in maniera repentina, quasi giornalmente. Se oggi dico “Marò” tutti sanno di cosa sto parlando. Fra un paio d’anni chissà. Qualche tempo fa ci fu la bara errante di Mike… ora non se la ricorda più nessuno.

Quali sono secondo te le principali differenze tecniche tra lo scrivere per internet o su carta?

Davide La Rosa: Per quanto riguarda la mia percezione non c’è differenza. Però su internet sarebbe meglio essere più immediati… strisce veloci o storie non troppo lunghe. Non che siano sbagliate quelle troppo lunghe eh.

Come è stato il primo approccio lavorativo al fumetto, hai fatto un colloquio di lavoro o altro?

Davide La Rosa: Ho mandato i miei fumetti a quasi tutti gli editori italiani. Nessuno mi filava manco di striscio. Per anni. Poi Andrea Mazzotta ha accettato un mio lavoro per NPE (“Il nuovo romanzo di Dan Braun”). Contemporaneamente Giuseppe Di Bernardo lesse “Zombie Gay in Vaticano” e mi chiese di realizzare una mini serie per la Star Comics (e così nacque “Suore ninja”).

Errori da evitare per chi voglia intraprendere la professione?

Davide La Rosa: Bisogna sapere sempre a chi mandare il proprio progetto… se si progetta un fumetto bisogna sapere se rispecchia la linea editoriale dell’editore a cui si è deciso di mandarlo. Altrimenti si perde solo del tempo. Poi come ho detto prima: bisogna studiare, leggere e scrivere.

003Per te conta di più il come o il cosa racconti?

Davide La Rosa: Bella domanda. Una storia raccontata male è una storia buttata nella spazzatura (sia che alla base ci sia una bella idea o una brutta). Diciamo che sono importanti sia il “Come” che il “Cosa”… ma grazie al “Come” riesci, spesso, a valorizzare il “Cosa”.

Quali sono secondo te le qualità che ti hanno permesso di fare questo lavoro?

Davide La Rosa: Non so. Forse il fatto di continuare sempre a fare fumetti. È un lavoro che va amato… e che non va fatto tanto per fare. Bisogna avere la passione e la voglia di raccontare.

Se ti capita un momento di impasse come lo superi?

Davide La Rosa:Vado a farmi un giro alle poste per schiarirmi le idee.

Come ci si presenta a un editore? Che consigli daresti?

Davide La Rosa: Come dicevo prima: bisogna sempre conoscere la linea editoriale dell’editore e mandargli un progetto in cui si dice tutto… ma in modo snello, senza dilungarsi troppo. La sintesi è una cosa importante per fare fumetti… il fumetto è sintesi.

CLICCATE QUI PER LEGGERE QUESTO FRAMMENTO DI SCENEGGIATURA TRATTO DA “LA NOTTE DEL PRESEPE VIVENTE”.

Di Marco Ferrandino

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