NARRARE PER IMMAGINI: GIUSEPPE DI BERNARDO

downloadNuovo appuntamento con la nostra  rubrica dedicata agli amanti della sceneggiatura e a tutti coloro che vogliono scoprire come nasce il loro media preferito. Alla fine della pagina troverete una gradita sorpresa.

GIUSEPPE DI BERNARDO

Classe ’71 autore versatile e dalle mille sfaccettature è editor, disegnatore e sceneggiatore. Dopo il diploma al liceo artistico, frequenta la Scuola Internazionale di Comics e inizia la carriera professionale illustrando giochi di ruolo e lavorando per la pubblicità televisiva, sue alcune illustrazioni per la prima serie delle carte dei Gormiti. Nel 1994 crea il personaggio di “Desdy Metus- L’insonne” che con alterne vicende continua ancora oggi. Sua la serie di The Secret pubblicata dalla Star comics e incentrata sulla teoria del complotto. Lavora principalmente per Diabolik ed è docente presso la scuola internazionale di comics di Firenze.

NARRARE PER IMMAGINI

Come ti approcci al foglio bianco? Quando sei autore unico rispetti le canoniche fasi del lavoro (idea, soggetto, trattamento, ecc.) e in che modo?

Giuseppe di Bernardo: Io sono l’ultima persona che possa dare lezioni di sceneggiatura. Non sono uno sceneggiatore professionista. Non ho neppure mai provato a diventarlo. Scrivo quando ho qualcosa che voglio raccontare, ma non ho velleità di scrittore. Magari è solo pudore, non saprei, comunque era meglio chiarire fin dall’inizio. Come mi approccio? Per un lungo periodo prendo appunti, rimugino, dimentico, e poi mi siedo per mettere insieme un soggetto di solito non molto dettagliato. Quando inizio a sceneggiare vado libero e spesso mi capita di cambiare il finale delle storie, forse perché non rinuncio al gusto di mettermi nei guai. Purtroppo, nel caso di albi in serie, questa mia cattiva abitudine (non fatelo a casa! E’ pericoloso!) genera una reazione a catena che mi inguaia regolarmente.  Sembrerà strano, ma raramente sono stato autore completo. Essendo un disegnatore pigro, se scrivo per me non mi sento abbastanza libero.

Quando scrivi per altri quanto indichi al disegnatore? Che rapporto stabilisci? Fai lay-out?

Giuseppe di Bernardo: Non faccio layout. Indico poco, soprattutto le sensazioni da trasmettere al lettore. La regia, a parte momenti particolarmente importanti, la lascio al disegnatore. Il problema dei disegnatori che lavorano con me è che, essendo anche disegnatore, tendo a correggergli anche i disegni, ma visto che la maggior parte delle volte lavoro con autori giovani, questo è molto utile.

Quale è la dote più importante per uno sceneggiatore? Quali sono le difficoltà più frequenti che incontri nel disegnare una sceneggiatura altrui?

Giuseppe di Bernardo: Iniziamo dalle difficoltà e dai difetti altrui. Nella maggior parte dei casi gli sceneggiatori tendono a voler infilare nella vignetta troppe cose, sia come oggetti che come azioni. Non sono rari i casi in cui, il protagonista  debba fare due azioni nella stessa vignetta, tipo “saltare dalla finestra e infilarsi in macchina”. Poi, diciamocelo, spesso gli sceneggiatori di fumetto sono scrittori mancati, e questo  lo si percepisce quando si legge una sceneggiatura.

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Quando hai capito che il fumetto poteva diventare il tuo lavoro e cosa hai fatto per concretizzare questa aspirazione?

Giuseppe di Bernardo: Avevamo detto che questa intervista doveva essere corta. Per risponderti servirebbe una autobiografia. Ho disegnato da sempre, ma soprattutto ho da sempre fatto fumetti. Alle scuole medie prendevo dei quaderni e li riempivo di storie. Poi ho frequentato il Liceo Artistico, dove hanno tentato in ogni modo di annichilire questa mia vocazione e trasformarmi in un bravo architetto. Sono seguito corsi di grafica pubblicitaria e un anno alla Scuola Internazionale di Comics di Firenze dove oggi insegno. Le prime prove hanno avuto successo e ho iniziato a scrivere e disegnare fumetti nel 1994.

Sei stato anche editor per un importante casa editrice, cosa consigli agli esordienti che vogliano presentare soggetti per personaggi già esistenti? Come saggiare la bontà del proprio lavoro?

Giuseppe di Bernardo: Dal 2012 al 2014 sono stato editor per la Star Comics del settore italiano, poi sono cambiati ruoli e subentrati interpreti e adesso non sono più organico alla casa editrice perugina che continua a produrre fumetti italiani anche se in misura minore. Superficialmente non vedo una bella aria per i giovani autori. Vedo una situazione lavorativa che si è calcificata intorno a nomi che danno agli editori garanzie (vere o presunte) di vendita. Quello che resta non è lavoro, nel senso che per i piccoli editori da fumetteria non ci sono proventi tali da garantire una occupazione degna di questo nome.  Il mio consiglio è di usare le nuove tecnologie per cercare di emergere e farsi notare attraverso la rete e poi approdare a un editore. La crisi ci ha regalato una nuova spinta creativa e generato fenomeni come Zerocalcare, Sio e tanti altri, fenomeni impensabili per il fumetto di dieci anni fa, incancrenito su logiche da lavoro impiegatizio.

Cosa ti sembra più difficile ritmo, inquadrature, dialoghi e cosa curi di più?

Giuseppe di Bernardo: Non saprei dirti cosa è più difficile per me. Mi piace fare tutto. Credo che in generale dialoghi e ritmo sono la cosa più difficile da ottenere. Sono come musica. Purtroppo non posso suggerirvi molto: io suono a orecchio.

Come affronti i personaggi secondari?

Giuseppe di Bernardo: Faccio scegliere a loro l’arma del duello. A parte gli scherzi, li affronto come i personaggi principali: entro in trance e loro si scrivono da soli.

Quanto contano le letture per chi vuole scrivere?

Giuseppe di Bernardo: In una prima fase della vita contano tantissimo, perché ti formano e ne acquisisci le dinamiche. In un secondo momento servono a stimolare e tener vivo il sacro fuoco.

207 209Prima di iniziare a scrivere quanto ti fai condizionare dal mercato, dagli umori della rete o del pubblico?

Giuseppe di Bernardo: Si scrive per farsi leggere, quindi bisogna anche essere un po’ ruffiani.

Errori da evitare per chi voglia intraprendere la professione?

Giuseppe di Bernardo: Evitare di considerarla una professione. Scrivete perché avete voglia. Se mettete sullo stesso piano scrivere o fare il cameriere (perché spesso il ricavo è lo stesso), lasciate perdere. Scrivete solo se non potete farne a meno.

Per te conta di più il come o il cosa racconti?

Giuseppe di Bernardo: Il come. Assolutamente. Dipende tutto dal ritmo e dai dialoghi. Anche la storia più banale può essere raccontata in modo coinvolgente.

Se ti capita un momento di impasse come lo superi?

Giuseppe di Bernardo: Quando ho scritto “The Secret” di momenti bui ne ho avuti tanti. Ricordo serate sdraiato sul divano a raccontare ad alta voce le storie, salvandole su un piccolo registratore portatile. Comunque i momenti difficili sono generalmente legati alla stesura del soggetto, nella sceneggiatura vado come un treno.

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 Di Marco Ferrandino

 

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